Il quarto e ultimo giorno della settima tournée dei Lizberries in Irlanda arriva con la stanchezza addosso, ma anche

con una consapevolezza sempre più forte: stiamo per lasciare un altro pezzo di cuore in Irlanda.

Tra un articolo sul Limerick Post, un ultimo concerto a Lucan, nuovi amici, Guinness mancanti e una notte trascorsa praticamente senza dormire, arriva il momento di salutare l’Irlanda.

Una sveglia d’emergenza a Limerick

Avevamo in mente grandi cose per domenica 6.

Avevamo.

Poi, però, la stanchezza ha preso il sopravvento.

Ci siamo svegliati grazie alla nostra ormai collaudatissima sveglia d’emergenza, che questa volta è suonata appena mezz’ora prima del check-out.

Alle 11.30.

Il ritardo cronico ha preso prepotentemente posto nella nostra giornata e, come se non bastasse, non siamo riusciti neppure a trovare un Irish breakfast degno di questo nome.

Ma fa nulla.

Abbiamo trovato qualcosa di ancora più prezioso: il Limerick Post, il giornale locale, con il nostro articolo!

Grazie Erik! ❤️

Colazione al Green Yard

A quel punto ci fermiamo al Green Yard, una specie di bar dove è possibile fare una sorta di colazione-pranzo ibrida.

E mangiamo benissimo!

La cameriera, che parla italiano, e la proprietaria, che ci segue anche come fan dei Cranberries, sono gentilissime.

Ci fanno sentire davvero accolti e coccolati.

Ci torneremo sicuramente!

E questa volta, con del buon cibo in corpo e soprattutto con il nostro adorato caffè Illy, siamo pronti a ripartire.

Prima tappa: Navan, per restituire la batteria.

Grazie Darren!

E poi, finalmente, alla volta di Dublino, direzione Courtney’s Lucan.

E incredibilmente arriviamo abbastanza in orario!

Ormai è diventata una vera sfida a colpi bassi tra noi e il ritardo cronico.

Ma questa volta abbiamo la meglio.

Ultimo concerto a Lucan

Montiamo il palco, il tempo per mangiare non è molto, ma riusciamo a fare tutto.

E poi iniziamo a suonare.

Il locale, nonostante le nostre scarse aspettative, è pieno!

E dobbiamo ringraziare anche il nostro amico Giulio, che è riuscito a portarci dietro una fanbase davvero incredibile.

Il pubblico di Lucan è diverso da quello incontrato negli altri concerti.

È molto partecipe, ma anche attentissimo.

Rimane quasi immobile durante tutto il concerto — e lo diciamo nella maniera più positiva possibile: è l’immobilità di chi ascolta, di chi è completamente dentro quello che sta succedendo.

Ci guardano, sorridono, cantano, aspettano un pezzo dopo l’altro.

E naturalmente, alla fine, non possono mancare i bis!

Ma ancora una volta, più della musica, sono le persone a lasciare il segno.

Le persone che ci hanno fatto sentire a casa

Primo fra tutti il nostro Giulio Campellesi, ottima guida di Dublino e dell’Irlanda, simpaticissimo, disponibilissimo, sempre pronto ad aiutarci e soprattutto appassionatissimo dei Cranberries.

Ci riempie di regali su Dolores e sui Cranberries, ci consegna persino il giornale che parla di noi durante lo scorso tour al Whelan’s di Dublino.

È davvero una persona affettuosa.

E si vede.

Anche perché è circondato da amici che sono lì per lui, per noi e per condividere questa passione.

Poi c’è il fonico, bravissimo e amichevole, che ci mette immediatamente a nostro agio.

E c’è Daniela, il nostro riferimento, una ragazza brasiliana davvero socievole, gentile e altruista.

Con lei nasce subito una sintonia speciale.

E poi Georgine, una ragazza australiana che fa di tutto per portarci cose, aiutarci e farci sentire bene.

In questo locale ci siamo sentiti davvero supportati, accolti e coccolati.

Ed è stato un dolcissimo modo per concludere il tour.

Il mal d’Irlanda arriva prima di partire

Anzi, a dire il vero, abbiamo già iniziato a piangere.

Perché ci mancano già tutti.

E forse è proprio questa la cosa più difficile da spiegare di un tour in Irlanda.

Non c’è stato un solo giorno in cui non abbiamo vissuto qualcosa di profondo, bello, forte.

Non c’è stato un giorno in cui la musica dei Cranberries — e di Dolores — non ci abbia regalato qualcosa.

Durante questo tour, più volte le persone ci hanno detto:

“Grazie per le emozioni che sapete dare.”

“Continuate così.”

“Siete importanti.”

Eppure, se dobbiamo essere sinceri, la sensazione che ci rimane è quasi l’opposto.

La sensazione è di aver ricevuto molto più noi di quanto siamo riusciti a dare.

Abbiamo ricevuto emozioni, sorrisi, storie, abbracci, incontri, parole, ricordi.

E davanti a emozioni così intense, anche la fatica fisica sembra improvvisamente non esistere più.

Rimane soltanto quella sensazione stranissima di essere stanchi nel corpo, ma pieni nella testa e nel cuore.

Pieni di ricordi che sappiamo già essere indelebili.

Una notte senza hotel

Quella notte, poi, non abbiamo nemmeno un hotel.

L’aereo parte troppo presto e il check-in dei bagagli deve essere fatto entro le quattro del mattino.

Ma la cosa incredibile è che non abbiamo sonno.

La gente ci ha dato talmente tanta energia che non riusciamo quasi a percepire la stanchezza.

Andiamo alla ricerca di un locale dove poterci rilassare davanti a una Guinness.

Ma ormai, giustamente, l’Irlanda dorme.

È domenica notte.

E il lunedì sta arrivando.

Allora andiamo in aeroporto.

Dormiamo un’oretta in macchina, restituiamo le chiavi dell’auto e lasciamo i bagagli al banco degli oversize.

Sono le quattro.

E non abbiamo sonno.

Siamo ancora carichissimi di emozioni.

E, a quanto pare, non siamo gli unici.

Le ultime ore in Irlanda

L’aeroporto è completamente aperto e c’è un sacco di gente già in giro a fare colazione.

Talmente tanta che non riusciamo nemmeno a trovare un posto dove sederci!

Così ci accontentiamo di una brioche, un caffè e gli ultimi video del tour.

E poi…

una partita a scacchi.

Ebbene sì.

Troviamo persino degli scacchi giganti davanti al gate e, naturalmente, non possiamo non approfittarne.

Perché anche nelle ultime ore della tournée, evidentemente, non possiamo fare una cosa normale.

L’alba e il ritorno a casa

Poi arriva il momento di salire.

È l’alba.

Sono le sette.

Il nostro Aer Lingus ci aspetta per riportarci in Italia.

Ci abbandoniamo finalmente al riposo sui suoi sedili, mentre l’aria ci culla dolcemente e il vento ci riporta verso casa.

Ma sappiamo che qualcosa è rimasto là.

Un altro pezzo di cuore.

È rimasto in Irlanda, insieme alle persone che abbiamo incontrato, ai luoghi che abbiamo attraversato, alle voci che abbiamo ascoltato, agli abbracci, alle risate e a tutte quelle emozioni che ci hanno accompagnato per quattro giorni.

E quel pezzo di cuore, ne siamo certi, continuerà a chiamarci.

Abbiamo il mal d’Irlanda

È ufficiale.

Abbiamo il mal d’Irlanda.

Ma torniamo a casa con qualcosa di enorme dentro di noi: tantissimi ricordi bellissimi, nuove amicizie, la voglia di tornare e, soprattutto, la musica dei nostri Cranberries.

E allora, ancora una volta…

Buon compleanno, Dolores.

Sei tu che ci hai fatto il regalo di compleanno. ❤️